Addio a Carlo Petrini, custode della lentezza e del buon cibo

Addio a Carlo Petrini, custode della lentezza e del buon cibo

Con la scomparsa di Carlo Petrini,fondatore di Slow Food, l’Italia perde una delle figure più autorevoli della cultura gastronomica contemporanea. Petrini ha cambiato il modo di pensare il cibo, trasformandolo da semplice consumo a tema culturale, sociale e ambientale.

Nato a Bra, in Piemonte, aveva intuito con largo anticipo i rischi dell’omologazione alimentare e della produzione industriale. In anni dominati dalla logica della velocità e del consumo, scelse una strada diversa: difendere le tradizioni locali, la biodiversità e il lavoro dei piccoli produttori.

Da questa visione nacque Slow Food, fondato ufficialmente nel 1989. Il movimento si sviluppò rapidamente in tutto il mondo attorno a un principio semplice ma radicale: il cibo deve essere “buono, pulito e giusto”. Buono per chi lo consuma, pulito per l’ambiente, giusto per chi lo produce.

Petrini comprese prima di molti altri che il cibo rappresenta identità, memoria e territorio. Difendere un prodotto tipico significava difendere una comunità, una lingua, una cultura. Salvare un’antica coltivazione voleva dire proteggere biodiversità e conoscenze tramandate per generazioni.

Il suo lavoro non si limitò alla teoria. Attraverso iniziative come il Salone del Gusto e Terra Madre costruì una rete internazionale capace di unire agricoltori, allevatori, pescatori, cuochi, studiosi e giovani provenienti da ogni continente. Un progetto culturale globale nato però da radici profondamente italiane.

Tra le sue intuizioni più importanti vi fu anche la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, pensata per formare nuove generazioni consapevoli del legame tra alimentazione, ambiente e sostenibilità.

Più che un gastronomo, Carlo Petrini è stato un pensatore civile. Ha parlato di sostenibilità quando il tema era ancora marginale nel dibattito pubblico. Ha denunciato gli effetti dell’agricoltura intensiva e dello spreco alimentare, sottolineando il rapporto diretto tra qualità del cibo, tutela ambientale e giustizia sociale.

Nel tempo la sua voce è diventata un punto di riferimento internazionale. Conferenze sul clima, incontri culturali, dibattiti sull’economia sostenibile: Petrini ha portato ovunque una riflessione concreta sul rapporto tra uomo e natura.

Eppure non ha mai perso il contatto con la dimensione più semplice e umana del suo lavoro. Parlava ai produttori con la stessa naturalezza con cui dialogava con accademici e istituzioni. Il suo linguaggio era diretto, accessibile, lontano da ogni forma di elitismo.

La sua eredità appare oggi ancora più attuale. In un mondo segnato dalla crisi climatica, dalle disuguaglianze alimentari e dalla perdita di biodiversità, le idee di Slow Food sono diventate una necessità più che un’alternativa.

Carlo Petrini lascia un patrimonio culturale enorme: territori salvati dall’abbandono, produzioni recuperate, giovani formati ai valori della sostenibilità e una comunità internazionale costruita attorno al rispetto della terra.

Soprattutto lascia un metodo. Quello di costruire cambiamento attraverso la cultura, la conoscenza e la consapevolezza quotidiana.

Ha insegnato che la lentezza non significa arretratezza, ma attenzione. Che mangiare è anche un atto politico. Che il rispetto dell’ambiente passa dalle scelte di ogni giorno.

Il suo pensiero continuerà a vivere nelle comunità agricole, nelle cucine, nei mercati e in tutti coloro che considerano il cibo non soltanto merce, ma parte della dignità umana.

 

M.A.


Abruzzo Sera è anche su Whatsapp.
Iscriviti al nostro canale per essere sempre aggiornato.

In primo piano

Avezzano, 16enne denuncia una violenza sessuale: arrestato un 21enne

Una segnalazione al numero di emergenza 112 ha consentito ai carabinieri di intervenire rapidamente e arrestare un giovane di 21 anni.

06 Giu 2026
Aree interne, al via il progetto bike sharing: 136 e-bike per 29 Comuni

Mobilità sostenibile nell’Area Interna Gran Sasso – Valle Subequana: 136 e-bike e bike sharing per 29 Comuni.

05 Giu 2026
Lupi uccisi con esche avvelenate: l’inchiesta segue la pista dei fitofarmaci agricoli

Le analisi sulle esche rinvenute nel Parco Nazionale d’Abruzzo hanno individuato fitofarmaci utilizzati in agricoltura. L’inchiesta sulla morte di decine di lupi e altri animali selvatici entra in una fase decisiva.

04 Giu 2026

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *