Stadi, arriva il riconoscimento facciale: tra costi, privacy e dubbi

Stadi, arriva il riconoscimento facciale: tra costi, privacy e dubbi
08 Feb 2026

Torna prepotentemente d’attualità il tema della sicurezza negli stadi, un binario su cui da anni si muovono promesse e annunci che faticano a tradursi in realtà. Stavolta a rilanciare la sfida è l’ad della Lega di Serie A, Luigi De Siervo, che individua nel riconoscimento facciale la nuova frontiera per l’identificazione dei tifosi. Un sistema che, tuttavia, nasce già accompagnato da numerose incognite. Il cuore della proposta è inserito nell’ennesimo controverso pacchetto sicurezza varato dal governo. Non si tratterebbe di un monitoraggio di massa costante, bensì di un sistema di “identificazione biometrica remota a posteriori”. In sostanza, sistemi di intelligenza artificiale incrocerebbero i volti rilevati ai tornelli con i dati dei biglietti nominativi, ma solo in caso di reati. Una tecnologia che imporrebbe il divieto di presentarsi “travisati” con sciarpe o cappucci, trasformando l’ingresso allo stadio in un check-in biometrico a tutti gli effetti.

Se per i grandi impianti come San Siro o l’Olimpico l’adeguamento appare gestibile, il discorso cambia radicalmente per le strutture minori, dove i costi consistenti per l’installazione delle telecamere ricadrebbero interamente sulle tasche dei presidenti dei club. A complicare il quadro c’è poi lo scetticismo del Garante della Privacy, da sempre molto prudente sul trattamento di dati così sensibili. Resta da capire come verranno gestite le immagini, che dovrebbero restare a uso esclusivo della polizia, evitando derive di sorveglianza privata.

La critica più sottile riguarda però l’effettiva capacità di risolvere il problema della violenza. Se è vero che il riconoscimento facciale potrebbe scoraggiare l’uso di petardi e bombe carta all’interno dei settori (come visto recentemente a Cremona), nulla può contro la piaga degli incidenti che avvengono lontano dagli stadi: autostrade, stazioni e zone limitrofe restano aree grigie dove la tecnologia biometrica non arriva. Senza un coinvolgimento diretto dei club o soluzioni drastiche come il divieto di trasferta, il rischio è che questa imponente struttura tecnologica serva a blindare i tornelli lasciando però scoperto tutto ciò che accade “fuori”.


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