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Centro studi storici del Battaglione Alpini L’Aquila: l’importanza del ricordo per una società migliore

di Federica Adriani

Tra le sofferenze e gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, la storia ha lasciato spazio a parentesi di eroica disperazione, in cui la tenacia e il sacrificio di alcuni uomini e donne ci ricordano ancora oggi quanto sia fragile e preziosa la pace in cui viviamo.

Uno di questi incisi è stato scavato nella neve dal sangue degli alpini del battaglione L’Aquila, che tra il 20 dicembre 1942 e il 17 gennaio 1943 in Russia, a Selenij-jar, hanno combattuto con un coraggio tale da lasciare impressionate tanto le truppe tedesche quanto quelle russe. Della sezione dell’Aquila, solo tre ufficiali hanno fatto ritorno, mentre su un totale di 1600 ragazzi provenienti da ogni angolo dell’Abruzzo, solo 150.

In loro memoria è nato all’Aquila nel 2016 il Centro studi storici del Battaglione Alpini L’Aquila, su iniziativa degli alpini e dei volontari del Gruppo Storico Vaccarelli dell’Aquila, partecipato anche da alpini ancora in servizio, su autorizzazione del reparto di appartenenza.

Obiettivo del centro è quello di “mantenere vive conoscenza e memoria delle gesta degli Alpini e, soprattutto, di trasmetterne i valori, così importanti per avere una società sempre migliore, per allontanarla sempre di più dalle atrocità della guerra”, dichiarano in una nota indirizzata ad Abruzzo Sera Tonino Mariangeli e Michele Mastrantonio, due dei fondatori.

Come fosse un archivio degli alpini, il gruppo si occupa di reperire e catalogare le uniformi dal 1872 – anno della fondazione del Corpo – fino a quelle attuali, organizzare mostre e rievocazioni storiche, e prendere parte a cortometraggi e documentari.

Tra gli scopi del centro c’è anche quello di “avvicinare il mondo delle Forza Armate a quello civile”, spiegano Mastrantonio e Mariangeli.

A tal proposito, proprio il Centro studi storici del Battaglione Alpini L’Aquila, insieme ai volontari dell’Associazione nazionale alpini (Ana) e numerosi gruppi storici da tutta Italia, tra cui Battaglione Alpini L’Aquila e Regio Esercito hanno animato la commemorazione annuale della battaglia del cosiddetto “Quadrivio di Selenij-Jar”, tenutasi il 3 marzo scorso a Isola del Gran Sasso.

Quei giovani, a cui la guerra era stata imposta dalla follia delle dittature fascista e nazista, hanno lottato “dotati solo di armi leggere, privi di copertura aerea, di buona parte degli equipaggiamenti e di vestiario adeguato, senza rifugi di sorta, riparandosi solo in buche scavate nella neve usando gli elmetti, operando e riposando, quando possibile, con temperature costantemente inferiori ai -20 o -30 gradi”, raccontano ad Abruzzo Sera Mariangeli e Mastrantonio.

“Nonostante il freddo glaciale, i pasti spesso saltati e raramente sufficienti, le munizioni che non di rado si esaurivano, i nostri alpini combatterono fino all’ultimo – ricordano i due volontari – spesso in furibondi scontri corpo a corpo ove i fucili diventavano clave, le baionette pugnali, fino a ricorrere a pugni e denti”.

Il drammatico episodio di Selenij-jar, secondo Mariangeli e Mastrantonio, continua a testimoniare “senso del dovere, solidarietà, fratellanza, altruismo e spirito di sacrificio: fondamentali virtù tanto militari quanto civili, sempre e universalmente valide”.

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