L’Aquila verso il dopo-ricostruzione

L’Aquila verso il dopo-ricostruzione
12 Ago 2026
di M.A

La ricostruzione privata continua a muovere risorse: liquidate nuove pratiche per oltre 16 milioni. I dati dell’Usra registrano 6.036 pareri per quasi 21 mila unità immobiliari. Il processo è ancora operativo, ma occorre preparare la città a un’economia meno dipendente dai cantieri.

L’AQUILA. La ricostruzione privata dell’Aquila non è conclusa né si è fermata. Continua a produrre cantieri, liquidazioni e attività economica. La recente autorizzazione di pagamenti per oltre 16 milioni di euro conferma che la macchina avviata dopo il terremoto del 6 aprile 2009 è ancora pienamente operativa. Ma proprio la consistenza delle risorse mobilitate pone una domanda che le istituzioni non possono rinviare: quale economia sosterrà la città quando il contributo straordinario della ricostruzione comincerà realmente a diminuire?

La nuova tranche è stata comunicata dal Comune dell’Aquila. Il dato fotografa somme liquidate in un periodo circoscritto e non deve essere confuso con il valore complessivo dei pareri, con i contributi concedibili o con la spesa accumulata dall’inizio del processo. Dimostra, tuttavia, che la ricostruzione privata continua ad alimentare interventi e pagamenti.

La sua dimensione complessiva emerge dal portale di monitoraggio dell’Usra. Secondo l’aggiornamento del 7 agosto 2026, risultano emessi 6.036 pareri, riferiti a 20.951 unità immobiliari. Il valore totale dei pareri raggiunge 5,837 miliardi di euro, mentre l’importo definito dall’Ufficio speciale come immediatamente concedibile ammonta a 3,332 miliardi.

I 16 milioni recentemente liquidati e i valori riportati dall’Usra non sono in contraddizione. Misurano fasi e grandezze differenti. La liquidazione rappresenta un flusso finanziario recente; i 5,837 miliardi costituiscono il valore cumulato dei pareri emessi nelle procedure monitorate. L’importo immediatamente concedibile dipende invece dalla tipologia e dallo stato delle istruttorie. La differenza tra le cifre non può essere descritta automaticamente come una carenza di finanziamenti.

Anche la distribuzione territoriale aiuta a comprendere la portata del processo. Nel capoluogo risultano 2.593 pareri, relativi a 6.949 unità immobiliari, per un valore complessivo di circa 3,140 miliardi. Nelle frazioni si contano 3.443 pareri e 14.002 unità, per quasi 2,698 miliardi. Le frazioni concentrano dunque circa due terzi degli immobili interessati, mentre il capoluogo raccoglie più della metà del valore economico dei pareri.

Questi dati non consentono, però, di calcolare quanti edifici siano stati materialmente ultimati o quante abitazioni siano tornate stabilmente occupate. Un parere emesso è un passaggio amministrativo e finanziario fondamentale, ma non equivale alla chiusura del cantiere. Allo stesso modo, una somma liquidata segnala l’avanzamento della procedura di pagamento, non necessariamente la conclusione dell’intervento.

Il quadro delle opere pubbliche presenta un’altra articolazione. Nel monitoraggio dell’Usra, aggiornato al 31 dicembre 2025, sono censiti 789 interventi, 108 dei quali destinati alla messa in sicurezza. Il costo complessivo ammonta a 2,701 miliardi di euro; le risorse finanziate raggiungono 2,544 miliardi e quelle erogate 1,753 miliardi, pari al 64,9% del costo censito.

Anche quest’ultima percentuale è finanziaria e non misura direttamente la quota di lavori conclusi. Gli interventi si trovano in fasi differenti: programmazione, progettazione, attuazione, collaudo o chiusura. Per conoscere lo stato materiale della ricostruzione pubblica bisogna quindi guardare alla condizione di ciascuna opera, non soltanto al rapporto tra somme erogate e costo totale.

Il Teatro comunale “Nazzareno De Angelis” è uno dei casi simbolici. Nell’aprile 2025 l’Usra annunciò l’avvio dei lavori di completamento, finanziati con 14 milioni di euro e programmati su una durata di 540 giorni. Il Teatro non è dunque un’opera già completata: rappresenta uno degli spazi collettivi ancora da restituire pienamente alla città.

Ricostruzione privata e patrimonio pubblico procedono secondo strumenti e tempi diversi, ma devono convergere nello stesso risultato. Recuperare le abitazioni è indispensabile; riaprire scuole, uffici, teatri, chiese e servizi permette a quelle abitazioni di tornare a far parte di una città funzionante.

Esiste infine un problema economico. Secondo il rapporto della Banca d’Italia sull’Abruzzo, nel 2025 l’attività produttiva regionale sarebbe cresciuta dello 0,4%, principalmente grazie alla marcata espansione delle costruzioni. La prosecuzione della ricostruzione nelle aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016-2017 ha contribuito a sostenere il settore.

Per L’Aquila i cantieri continuano quindi a rappresentare lavoro, reddito e domanda per imprese e professionisti. I nuovi 16 milioni liquidati ne sono un’ulteriore dimostrazione. Il problema non è anticiparne la fine, ma usare questa fase ancora attiva per preparare il futuro.

Università, ricerca, cultura, turismo e servizi avanzati possono offrire basi alternative. Il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026 costituisce un’opportunità, non una garanzia. Il suo lascito dovrà essere misurato nella capacità di generare imprese, occupazione qualificata e presenze durature.

I numeri raccontano dunque una ricostruzione molto avanzata, tuttora in movimento. La sfida delle istituzioni è accompagnarla fino al completamento e, nello stesso tempo, evitare che la riduzione futura dei cantieri lasci un vuoto economico.


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