L’AQUILA – È stata inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella una lettera, firmata da Gabriele Ferrara e Gamal Bouchaib, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla situazione abitativa e sociale nei quartieri del Progetto C.A.S.E. e dei Moduli Abitativi Provvisori (MAP) dell’L’Aquila, a diciassette anni dal terremoto del 2009.
Nel documento viene evidenziata la necessità di avviare una nuova fase, finalizzata al superamento della condizione di provvisorietà abitativa e alla realizzazione di soluzioni stabili e durature, come alloggi di edilizia residenziale pubblica o soluzioni equivalenti, a favore dei cittadini ancora privi di una sistemazione definitiva.
La comunicazione sottolinea inoltre l’importanza di un intervento istituzionale basato su programmazione concreta, attenzione agli aspetti sociali e strumenti efficaci, con l’obiettivo di garantire stabilità abitativa e diritti fondamentali alle persone che vivono tuttora in condizioni temporanee.
Segue il testo integrale della lettera.
“L’AQUILA 01/04/2026
Al Presidente della Repubblica Italiana
On. Sergio Mattarella
Illustrissimo Signor Presidente, le scriviamo come cittadini dell’Aquila, con senso civico e rispetto istituzionale, per portare alla sua attenzione una riflessione sulla condizione abitativa e sociale di una parte della popolazione, a distanza di diciassette anni dal terremoto del 2009.
La sua presenza in occasione dell’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 ha rappresentato un momento significativo per la città e per il suo percorso di rilancio. Tuttavia, sentiamo il dovere di rappresentarle anche una realtà che riguarda in particolare le periferie e i quartieri del Progetto C.A.S.E. e dei MAP, dove le esigenze quotidiane dei cittadini non sempre coincidono con il racconto di una città pienamente rinata.
Dopo il sisma furono realizzati 4.449 alloggi del Progetto C.A.S.E. e 1.114 Moduli Abitativi Provvisori (MAP), per un totale di circa 5.563 unità abitative, concepite come risposta emergenziale temporanea.
Secondo informazioni diffuse a livello locale, oggi risultano attivi circa 2.816 appartamenti del Progetto C.A.S.E. e 868 MAP, per un totale di circa 3.684 unità.
Se confrontato con il numero originario di 5.563 alloggi realizzati, questo dato evidenzia una carenza di circa 1.879 unità rispetto al patrimonio iniziale, pari a circa il 34% del totale originario.
Tale scarto, desunto dai dati censuari disponibili, non consente di definirne con precisione le cause, ma appare comunque indicativo di una significativa riduzione del patrimonio abitativo attualmente disponibile.
Considerata la natura provvisoria degli alloggi del Progetto C.A.S.E. e MAP, pensati per l’emergenza e non riscattabili, appare evidente la necessità di favorire il passaggio verso soluzioni abitative stabili e definitive, come le case popolari, garantendo finalmente ai cittadini una prospettiva abitativa sicura, dignitosa e duratura.
In questo contesto, potrebbero essere valorizzate anche le cosiddette case equivalenti, ossia abitazioni acquistate dallo Stato e dal Comune a seguito del sisma da immobili ceduti dai cittadini, che potrebbero rappresentare una possibile soluzione per chi è ancora in attesa di una sistemazione stabile e sicura.
Il censimento comunale ha inoltre permesso di verificare quali alloggi siano effettivamente abitati e da quanti nuclei familiari, offrendo un quadro più chiaro della popolazione residente nei quartieri del Progetto C.A.S.E. e MAP, costituendo un importante strumento per pianificare interventi futuri.
Le persone che vivono o hanno vissuto in questi contesti si trovano in situazioni differenti, riconducibili principalmente a:
– nuclei familiari che sono riusciti a rientrare nella propria abitazione ricostruita;
– nuclei che sono ancora in attesa di rientrare nella propria casa e continuano a vivere in una condizione provvisoria;
– nuclei assegnatari attraverso bandi sociali nel corso degli anni, che si trovano oggi senza una reale prospettiva abitativa stabile.
A queste si aggiungono ulteriori situazioni che rendono il quadro ancora più complesso. All’interno di questi contesti vivono inoltre fasce particolarmente fragili della popolazione, tra cui anziani, persone con disabilità, persone con problemi di salute e famiglie con minori, per le quali la stabilità abitativa rappresenta un elemento essenziale di tutela e benessere.
In diversi quartieri vengono segnalate criticità legate alla manutenzione, alla qualità degli spazi, alla carenza di servizi e di luoghi di aggregazione, con effetti concreti sulla qualità della vita e sulle relazioni sociali.
Il nuovo atto di concessione (contratto di locazione) degli alloggi del Progetto C.A.S.E. e MAP, recentemente introdotto dal Comune dell’Aquila, conferma una condizione ormai evidente, la provvisorietà è diventata strutturale.
Dopo anni, migliaia di cittadini continuano a vivere senza una reale prospettiva abitativa definitiva.
Tra gli aspetti più rilevanti emerge la previsione di una durata triennale della concessione, l’assenza di rinnovo automatico e la possibilità di revoca dell’alloggio anche senza la garanzia di una soluzione alternativa.
Inoltre, in caso di necessità di sgombero o di razionalizzazione del patrimonio, il contratto prevede esplicitamente che gli assegnatari non possano avanzare alcuna pretesa nei confronti dell’Ente, né richiedere soluzioni abitative alternative.
Questi aspetti pongono interrogativi rispetto ai principi di dignità, tutela sociale e uguaglianza sostanziale sanciti dalla Costituzione italiana. In particolare, il quadro delineato può entrare in tensione con:
– Articolo 2 – diritti inviolabili della persona;
– Articolo 3 – uguaglianza sostanziale;
– Articolo 32 – diritto alla salute;
– Articolo 47 – funzione sociale della casa.
Non si tratta di formulare giudizi di legittimità costituzionale, che spettano agli organi competenti, ma di evidenziare come tali condizioni possano porsi in una possibile area di criticità rispetto a questi principi.
Il punto non è solo giuridico, ma profondamente sociale: una casa non può essere trattata come una concessione precaria senza una prospettiva di stabilità.
Per questo motivo, appare necessario avviare una programmazione reale e di lungo periodo, capace di affrontare il tema abitativo non più come emergenza e stabilità provvisoria, ma come diritto fondamentale.
A sostegno di questa riflessione, abbiamo realizzato il documentario “Abitare il degrado – Il caso dei Progetti C.A.S.E.”, disponibile gratuitamente su YouTube, che raccoglie testimonianze e immagini della vita quotidiana in questi quartieri.
Perché accanto alla città che rinasce, esiste una parte di popolazione che attende ancora stabilità, attenzione e condizioni di vita pienamente dignitose.
Confidiamo nella sua sensibilità, quale garante della Costituzione, affinché queste riflessioni possano contribuire a portare il tema all’attenzione delle istituzioni nazionali. La ringraziamo per l’attenzione.
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