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Addio a Tony, carismatico pioniere dell’aperitivo. Un ricordo

di Fabio Pelini

Ci sono persone capaci di segnare uno spartiacque nella vita della propria comunità di appartenenza. E Antonio “Nino” Aureli, per tutti Tony, è sicuramente stata una di queste. Quando negli anni Ottanta, nel suo bar Ariston, fece dell’aperitivo una questione culturale, nessuno poteva immaginare che, quell’isola spazio temporale collocata tra la fine della giornata lavorativa e la cena, potesse prendere sempre più piede, fino ad arrivare a quel che rappresenta oggi, momento imprescindibile per generazioni diverse.

D’altra parte, di intuizioni felici nella gestione dei suoi tanti locali, Tony ne ha avute molte, sempre un passo avanti rispetto agli altri. Nel suo peregrinare giovanile aveva assorbito mille stimoli, incrociando persone ed esperienze in tanti contesti differenti. E ognuna di quelle avventure l’avrebbe poi messa a frutto in qualche modo nei suoi locali.

Ma la sua forza era il clima di serena convivialità che si respirava dove lui lavorava, in qualunque luogo avvenisse. Non è un caso che ogni locale è stato un successo, ogni nuovo inizio il principio di una tendenza. Chi, come chi scrive, ha avuto la fortuna di vivere alcune delle sue iniziative, tanto da avventore quanto da lavoratore, lo può testimoniare senza tema di smentita.

Lavorarci insieme era un piacere: negli intensi fine settimana in una L’Aquila libera da ansie e affanni, la pizza a Lo Shaker e i succulenti antipasti con patate al forno dal sapore inconfondibile – accompagnati dalla musica jazz che lo stesso Tony si dilettava a produrre nel suo tempo libero – ti facevano sentire al centro del mondo, anche se stavi lavorando con centocinquanta coperti da seguire. Ti chiedeva di aiutarlo a preparare “mosse tattiche” e tu sapevi che i clienti dei tavoli a cui erano destinate ti avrebbero guardato con gratitudine per l’intera serata. Già, perché dietro a quel linguaggio in codice si celava un mosaico di sapori gustosi e di gentilezza innata. Che Tony offriva ai suoi clienti, senza quasi farci caso.

Di quegli anni vissuti a Lo Shaker con Tony e Ralph, insieme a tanti altri che hanno condiviso quelle serate, se ne potrebbero raccontare a iosa. E ciascuno a buon diritto potrebbe aggiungere particolari diversi alla stessa storia. Quel che resterebbe una costante nel racconto di ognuno sarebbe sempre e comunque l’aplomb di Tony: quasi sempre sorridente dietro i suoi baffoni d’altri tempi, mai autoritario con i suoi dipendenti nella gestione del locale, eppure autorevole nelle indicazioni che offriva. Quando doveva darti una mansione lo faceva sempre con garbo e compostezza, e anche quando qualcosa non gli andava bene te lo faceva notare con ironia ed eleganza.

Anche da cliente, era impossibile non volergli bene, e resta impresa improbabile ricordare serate dove ci si potesse in qualche modo trovare a disagio. Al The Corner in Via Cavour, crocevia obbligato per migliaia di aquilani soprattutto nei fine settimana, ma anche misura della varietà umana, difficile ricordare situazioni sopra le righe, divenute ingestibili: per il semplice fatto che Tony, con calma e fermezza le stoppava prima che degenerassero.

Un signore, nell’accezione più autentica. E oggi che, a 83 anni, se ne è andato, vogliamo immaginarlo ancora con il suo sorriso bonario e dissacrante allo stesso tempo, che nel salutarci per l’ultima volta ci lasci in dote tanti pezzetti della sua vita, che riportano alla memoria i suoi racconti di Genova, dello Scià di Persia, dell’orchestra sulle navi, di Toto Cutugno e di Claudio Villa. E delle sue passioni di sempre: il sax tenore, sua moglie Beba, suo figlio Ralph e i suoi nipoti Diego, Antonio e Gilda.

Ciao Tony, non ti dimenticheremo.

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