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Abruzzo Insieme, «Tagliare fondi all’Università è tagliare il futuro»

I  candidati teramani replicano a Marsilio sul recupero dell’ex manicomio

«Ossessionato dal sindaco Gianguido D’Alberto, il governatore ricandidato torna ancora a parlare dello ‘scippo’ sull’ex manicomio di Sant’Antonio Abate, dimenticando due cose: che comunque voglia rigirare la questione, mancano sempre 10 milioni di euro a quelli stanziati a suo tempo, dopo decenni di proteste, e tolti dalla dotazione dell’ex Masterplan, e che questa della Cittadella della Cultura è soltanto l’ennesima puntata di una penalizzazione della provincia di Teramo studiata a tavolino».

A dirlo i candidati della circoscrizione di Teramo di “Abruzzo Insieme”, la lista civica del candidato presidente Luciano D’Amico nel Patto per l’Abruzzo, candidati che intervengono sulla questione evidenziando come la stessa rientri nella più generale strategia di penalizzazione del territorio provinciale.

«Fino ad oggi Marsilio, alle giuste sottolineature del sindaco D’Alberto, intervenuto nella polemica sulla Cittadella sempre a difesa della città di Teramo, non ha mai replicato sulla riduzione dei 10 milioni di euro, che impedisce di far partire il primo lotto funzionale dei lavori. Esiste infatti un progetto validato e cantierabile e anche a voler ritenere sufficienti i 20 milioni di euro che dice Marsilio, le prime risorse saranno disponibili solo nel 2025. Dunque lo stop al progetto sarebbe ulteriormente prolungato».

Per i candidati teramani «a proposito di conti, sottolineiamo come la distribuzione dei pani e dei pesci all’interno del Fondo di coesione riporti alla comunità teramana nemmeno il 10% della somma totale sottoposta alla firma della premier Giorgia Meloni che, coincidenza, è stata eletta proprio in questo collegio. Distribuire le briciole rimaste sulla tovaglia da pranzo conferma il disinteresse nutrito dal governatore per la provincia di Teramo, avallato dal silenzio complice dei consiglieri della sua maggioranza eletti in zona».

«Perché tagliare prima e non restituire tutto dopo, sul progetto della Cittadella della Cultura di Porta Melatina, costituisce la cartina al tornasole di come questa Regione di centrodestra intenda minare il futuro di un territorio, colpendo la comunità sul piano culturale e sociale, ma soprattutto dell’attrattività del mondo universitario, composto prevalentemente da giovani. Tagliare su questi fondi significa negare il futuro alle nuove generazioni e tarpare le ali al rilancio di un’intera provincia, perché un ateneo è patrimonio di una comunità ben più vasta di quella del comune di Teramo».

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