Garante o “Delegata” governativa? Il ruolo della Garante dell’Infanzia

Garante o “Delegata” governativa? Il ruolo della Garante dell’Infanzia
15 Mar 2026

l duro scontro verbale tra la Garante nazionale per l’Infanzia, Marina Terragni, e i servizi sociali dell’Ambito Vastese (“Con le balle non si va da nessuna parte”, la dichiarazione della Garante), solleva una questione politica che va oltre il merito della vicenda dei bambini della “famiglia nel bosco“. Quando un’autorità di garanzia entra in conflitto così frontale con le istituzioni territoriali, sorge spontaneo un interrogativo: la Garante agisce come scudo supremo dei minori o come terminale di una visione politica centrale? Ricordiamo, infatti, che il Garante nazionale è una figura di nomina governativa (scelta con decreto congiunto dei presidenti di Camera e Senato), un peccato originale che in casi mediatici così delicati rischia di trasformare il ruolo di tutela in una funzione di controllo politico sull’operato degli ambiti sociali locali. A differenza di altre autorità indipendenti, il cordone ombelicale che lega il Garante all’Esecutivo è evidente nelle modalità di designazione. Questa natura giuridica alimenta il sospetto che l’irruenza comunicativa della Terragni verso l’Ecad 14 — che ha smentito categoricamente l’indisponibilità dei propri assistenti sociali — possa essere letta come una pressione “dall’alto” su una gestione territoriale autonoma. Se la Garante smentisce persino di aver rassicurato sullo stato di benessere dei piccoli, parlando invece di “disagio evidente”, il cortocircuito con chi vive il campo ogni giorno è totale. Resta il dubbio: si sta garantendo l’infanzia o la linea del Governo?


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