Scuola, Pezzopane (PD): “La destra limita le libertà invece di garantire il diritto allo studio”

Scuola, Pezzopane (PD): “La destra limita le libertà invece di garantire il diritto allo studio”
29 Gen 2026

Interviene sul tema della scuola e della libertà di insegnamento la consigliera comunale del Partito Democratico Stefania Pezzopane, che esprime preoccupazione per alcune iniziative e circolari recentemente diffuse, chiedendo chiarimenti e tutele a garanzia del diritto allo studio e del ruolo degli insegnanti.

Segue il comunicato integrale dell’on. Stefania Pezzopane. 

Ma che sta succedendo nella scuola italiana? In tempi di aumento della povertà educativa e di disagio giovanile crescente, la destra sembra preoccupata solo di limitare e censurare la libertà di insegnamento. Se un’associazione di giovani vicina alla presidente Meloni si sente in potere di avviare nelle scuole un questionario per comporre la lista nera degli insegnanti di sinistra, siamo veramente alla caccia alle streghe. Ho memoria, nel mio liceo, di insegnanti con pensieri di destra e di sinistra: liberamente esercitavano la loro professione e da quell’insegnamento non siamo certo stati indottrinati, scegliendo ognuno e ognuna il proprio percorso in libertà.

«Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?». Questa domanda, contenuta in un questionario di Azione Studentesca, è di una gravità inaudita: siamo alla “schedatura” dei docenti. Un sasso nello stagno? Il ministro Valditara farebbe bene a una chiara e pubblica presa di posizione e ad adottare ogni provvedimento necessario a tutela della libertà di insegnamento e della dignità del personale che opera nelle scuole.

Desta qualche interrogativo, che sono certa verrà chiarito, anche la nota che sta arrivando ai dirigenti scolastici abruzzesi e trasmessa agli insegnanti, in cui il dottor Nardocci, appena confermato — che conosco come persona attenta e liberale — ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici in vista del referendum del 23-24 marzo, chiedendo di attenersi all’articolo 9 della legge n. 28 del 22 febbraio 2000. Nella nota si precisa che «è fatto divieto a tutte le pubbliche amministrazioni di svolgere attività di comunicazione, a eccezione di quelle effettuate in forma impersonale e indispensabili per l’efficace assolvimento delle proprie funzioni».

È ovvio che si debba vietare la propaganda e le inopportune visite di ministri, presidenti di Regione e altri nelle scuole durante le campagne elettorali, ma per “attività di comunicazione” cosa si intende? L’insegnante non può invitare all’esercizio del diritto civico del voto (non è educazione civica?)? L’impedimento all’attività di comunicazione riguarda l’ambito scolastico o anche quanto l’insegnante fa fuori dall’orario di lavoro, ed è un divieto a esplicitare le proprie posizioni, per esempio sul referendum? Un insegnante di diritto o di materie attinenti può parlare dei referendum costituzionali, di come sono regolati e di cosa trattano?

Mi sembra che andrebbero apportati chiarimenti alla circolare in senso liberale e nel solco di una democrazia matura, in cui ragazze e ragazzi siano considerati soggetti pensanti e non spugne di facile manipolazione.


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