La gestione dell’ennesimo guasto all’ascensore di un edificio di edilizia residenziale pubblica a Pescara solleva gravi interrogativi sull’operato dell’assessore comunale alle Politiche abitative Alfredo Cremonese e sulla reale capacità dell’Amministrazione di affrontare un problema che non può più essere derubricato a semplice disservizio.
Ancora una volta l’impianto è fuori uso e, ancora una volta, gli inquilini con disabilità restano di fatto sequestrati nelle proprie abitazioni. In alcuni casi, le persone non sono nemmeno riuscite a rientrare a casa. Una situazione intollerabile che configura una grave violazione dei diritti fondamentali, a partire dalla libertà personale.
A denunciarlo con forza è Claudio Ferrante, presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate, consigliere nazionale della FISH – Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e componente dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità.
Secondo Ferrante, “qui non siamo davanti a una polemica politica, ma a persone con disabilità discriminate, private della possibilità di uscire, muoversi, vivere. Di fatto costrette agli arresti domiciliari per responsabilità riconducibili alla pubblica amministrazione”.
Di fronte a fatti così gravi, l’assessore Cremonese ha scelto di rifugiarsi in dichiarazioni demagogiche e prive di risposte concrete. “Invece di restare chiuso nella ‘stanza dei bottoni’ – sottolinea Ferrante – avrebbe dovuto recarsi immediatamente sul posto, incontrare le famiglie e lavorare con loro per individuare soluzioni praticabili”. Proporre, come è stato fatto, di abbandonare le abitazioni per trasferirsi altrove dimostra una totale mancanza di consapevolezza della gravità del problema e delle sue ricadute umane e sociali.
Il malfunzionamento della centralina tecnica dell’ascensore, infatti, non è un fatto episodico. Si tratta di un problema ricorrente, noto da tempo, che avrebbe richiesto un intervento strutturale. Nulla è stato fatto e il risultato è sotto gli occhi di tutti. Senza una soluzione definitiva, la situazione è destinata a ripetersi, condannando ciclicamente le stesse persone a restare prigioniere nelle proprie case.
L’ascensore ha circa 25 anni e con ogni probabilità avrebbe dovuto essere sostituito da tempo con un impianto moderno e sicuro. Nel frattempo, il Comune di Pescara ha investito 715 mila euro nel progetto “Dopo di noi”, destinato a tre abitazioni, una delle quali situata proprio ai piani superiori di via Nenni. “Sarebbe stato logico – osserva Ferrante – garantire prima il funzionamento dell’ascensore, considerato che molte persone con disabilità devono necessariamente utilizzarlo per accedere a quei servizi”.
Non è certo sufficiente affiggere un cartello con gli orari degli uffici comunali, peraltro accompagnato da numeri telefonici a cui nessuno risponde. Sarebbe stato doveroso garantire la presenza di un assistente sul posto, predisporre un servoscala mobile con personale tecnico e assicurare almeno la gestione delle urgenze delle famiglie coinvolte.
“Se ci fosse stata una reale volontà di risolvere il problema – conclude Ferrante – sarebbe stato possibile accelerare l’arrivo del pezzo di ricambio. Oggi i sistemi di trasporto merci consentono consegne rapide anche dall’estero. Qui, invece, si è scelta l’inerzia”.
Per il presidente di Carrozzine Determinate, questa vicenda rappresenta “l’ennesima occasione persa” e l’ennesima dimostrazione di una politica che troppo spesso dimentica di uscire dai propri uffici per confrontarsi con chi i problemi li vive ogni giorno. “Le soluzioni reali – afferma – nascono solo dall’ascolto e dalla presenza”.
Ora, almeno, un atto appare doveroso: chiedere scusa e indicare con chiarezza quando l’ascensore tornerà a funzionare, affinché questi cittadini possano tornare liberi e non più prigionieri dell’incompetenza di chi avrebbe il dovere di tutelarli.
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