Con una sentenza pubblicata nei giorni scorsi, il Giudice del lavoro del Tribunale di Avezzano, dott. Antonio Stanislao Fiduccia, ha messo fine a una complessa controversia che ha visto protagonista una docente marsicana, in passato titolare di storia dell’arte e disegno al Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano.
La professoressa, dopo aver dedicato una vita all’insegnamento, era stata licenziata in seguito a una lunga malattia oncologica e si era vista chiedere la restituzione di quasi 50mila euro da parte della scuola, somma ritenuta “indebitamente percepita”.
La malattia e la lunga battaglia burocratica
Come riportato da Terremarsicane.it, la vicenda prende avvio nell’ottobre 2017, quando la docente si sottopone a un intervento chirurgico per una neoplasia maligna dello stomaco, seguita da dodici cicli di chemioterapia. Le terapie, come accertato in giudizio, provocarono effetti invalidanti permanenti.
Durante la prima fase della malattia, l’allora dirigente scolastico, prof. Francesco Gizzi, riconobbe correttamente che le assenze rientravano nelle tutele previste dal contratto collettivo per i lavoratori affetti da gravi patologie. Tuttavia, con l’arrivo della nuova dirigente, prof.ssa Nicolina Tania Ulisse, la gestione del caso cambiò radicalmente.
Il decreto e la richiesta di restituzione
Nel 2021 la dirigente chiese una nuova valutazione all’ASL Avezzano-Sulmona-L’Aquila, che limitò il riconoscimento delle assenze giustificate solo ai mesi di ricovero e terapia diretta, escludendo i periodi successivi.
Sulla base di questa interpretazione, la scuola emise il decreto n. 10309 del 20 luglio 2021, ricalcolando il trattamento economico della docente e disponendo la restituzione di 47.943,57 euro, pari a quasi due anni di stipendio.
Il ricorso e la difesa della docente
La professoressa, assistita dagli avvocati Renzo Lancia, Salvatore Braghini e Manuela Rinaldi, impugnò la decisione davanti al Tribunale di Avezzano. La difesa contestò l’errata applicazione dell’articolo 17, comma 9, del CCNL Scuola, sottolineando che la norma tutela anche i giorni di assenza dovuti agli effetti delle terapie invalidanti, non solo quelli di ricovero.
I legali evidenziarono inoltre la buona fede della docente e l’impossibilità di richiedere la restituzione di somme percepite legittimamente durante la malattia.
La consulenza tecnica e l’analisi del giudice
Durante il processo, il Giudice Fiduccia dispose una consulenza medico-legale, che confermò il nesso causale tra la chemioterapia e le gravi conseguenze sulla salute della docente: aggravamento del diabete, complicanze visive e neurologiche, disturbi osteo-articolari e sindrome depressiva endoreattiva.
Il Giudice rilevò che la consulente tecnica aveva interpretato in modo errato la norma contrattuale, trascurando la parte che riconosce tutela anche ai postumi delle terapie, e chiarì che tali periodi devono essere esclusi dal computo delle assenze per malattia.
La decisione: annullato il debito e spese a carico dei Ministeri
Con la sentenza, il Tribunale ha accolto integralmente il ricorso, dichiarando inesistente il credito restitutorio di quasi 48mila euro e condannando in solido il Ministero dell’Istruzione, il Liceo “Vitruvio Pollione” e il Ministero dell’Economia e delle Finanze al pagamento delle spese legali e della consulenza tecnica.
La pronuncia sottolinea che gli effetti delle terapie oncologiche possono protrarsi nel tempo e devono essere considerati parte integrante della malattia ai fini delle tutele contrattuali.
Un precedente di rilievo e una lezione di umanità
La sentenza del giudice Fiduccia costituisce un precedente significativo per i lavoratori del comparto scuola e per tutti i dipendenti pubblici colpiti da gravi patologie.
Come evidenziato dall’avvocato Salvatore Braghini, la decisione “restituisce dignità e serenità a una donna che ha dedicato la propria vita alla scuola, ma rappresenta anche un monito per le amministrazioni: dietro ogni pratica burocratica c’è una persona, con la sua storia e i suoi diritti”.
Oggi la professoressa, finalmente in pensione, può guardare al futuro con maggiore serenità, consapevole che la giustizia ha riconosciuto non solo i suoi diritti economici, ma anche la sua dignità di lavoratrice e di donna.
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