“Abbiamo aderito e partecipato convintamente alla manifestazione promossa stamane dalle associazioni sindacali a difesa della sanità pubblica. Non si può assistere in silenzio al depauperamento dell’enorme valore collettivo rappresentato dall’universalità del diritto alla salute.
La cultura dominante all’interno delle organizzazioni sanitarie non è più quella medica e scientifica ma aziendale ed imprenditoriale; stiamo assistendo ad un cambio di paradigma, di modello di riferimento in cui non è più il cittadino al centro della assistenza e tutela della salute ma la prestazione.
In questo quadro desolante, la Asl 1 L’Aquila – Avezzano – Sulmona sta vivendo delle difficoltà peculiari dovute alla colpevole inerzia della Direzione strategica dell’azienda, nel silenzio complice del presidente della Regione Marco Marsilio, dell’assessora alla salute Nicoletta Verì, del sindaco del capoluogo Pierluigi Biondi, presidente del Comitato ristretto dei sindaci della provincia.
Da anni denunciamo la carenza di personale e i mancati investimenti in tecnologia, l’insopportabile lunghezza delle liste d’attesa per l’accesso alle prestazioni specialistiche, ospedaliere e dei poliambulatori distrettuali, il continuo ricorso a contratti precari per il reclutamento di professionisti, che, appena possibile, fuggono via dalla nostra azienda sanitaria, l’esternalizzazione dei servizi, sempre più accentuata, la marginalizzazione dei Consultori familiari.
A questo si aggiunge l’incredibile vicenda dei Nuclei di Cure primarie, eccellente modello di sanità territoriale che, per scelte miopi e ragionieristiche, rischiano di chiudere nell’indifferenza della politica. Per non parlare delle criticità nel modello di accesso alla facoltà di medicina dell’Università dell’Aquila che potrebbe minare, alla radice, l’idea stessa di città della conoscenza su cui pure si era investito nel post terremoto, penalizzando l’Ateneo e, di conseguenza, l’Ospedale San Salvatore a vantaggio di altri territori.
L’attacco hacker che nelle settimane scorse ha messo in ginocchio l’intero sistema sanitario provinciale, con conseguenze gravissime sui pazienti più fragili che si sono visti negare il pieno diritto alla salute, tra cartelle cliniche da ricostruire, visite rimandate, analisi da ripetere, per non dire della gravissima violazione dei dati sensibili delle cittadine e dei cittadini, ha rappresentato plasticamente il disastro gestionale di cui è responsabile l’attuale governance.
D’altra parte, il bilancio della Asl 1, come dimostrato nei giorni scorsi, presenta un disavanzo di 66 milioni di euro, con le perdite che, in un solo anno, dal 2021 al 2022, sono aumentate di 36,5 milioni.
Servono risposte, e servono ora: serve un aumento della spesa per il personale e per gli investimenti in tecnologia, una vera integrazione tra ospedale e territorio, per un servizio sanitario universale, inclusivo, uguale e diffuso per tutte e tutti nell’intera provincia dell’Aquila, dalle città ai borghi delle aree interne.
Questo è stato ribadito stamane.
Il manager della Asl Ferdinando Romano e il direttore sanitario Alfonso Mascitelli, però, hanno preferito non farsi trovare, facendo chiudere i cancelli d’ingresso presidiati da forze di polizia; tuttavia, ad una delegazione composta dalle sigle sindacali e dalle forze politiche presenti, tra cui il Pd, è stato consentito di entrare e di raggiungere le stanze della Direzione strategica. Stante l’assenza dei vertici della Asl, è stato chiesto ed ottenuto un incontro, già fissato per martedì prossimo.
Continueremo a stare al fianco dei sindacati, delle cittadine e dei cittadini che soffrono ogni giorno di disservizi gravi, di medici, operatrici e operatori che con il loro sacrificio e il loro senso di responsabilità fanno fronte in ogni modo agli effetti di una mala gestione non più sopportabile.
Sconcertante l’assenza del sindaco dell’Aquila che, anche stamane, ha preferito tenersi lontano dalle legittime richieste di un territorio che ha voluto gridare che “la sanità pubblica si difende”: evidentemente Biondi non ha intenzione di farlo e, dunque, saremo in tante e tanti ad assumercene la responsabilità”