Alfonso De Amicis: Negli ultimi 40 anni la dicitura “Meno Stato più mercato” si è tradotta in “più Stato per il mercato”

Alfonso De Amicis: Negli ultimi 40 anni la dicitura “Meno Stato più mercato” si è tradotta in “più Stato per il mercato”
05 Giu 2023

riceviamo e pubblichiamo

In tempi difficili, amari e tristi occorre che l’analisi della situazione concreta sia altrettanto adeguata e radicale. Radicale per andare alla radice del problema e per tentare di dare risposte plausibili per l’immediato e per un futuro prossimo. Negli ultimi anni ed anche in presenza di una pandemia l’Europa è intervenuta con settanta sollecitazioni verso gli Stati membri affinché si tagliasse la spesa sociale. Nel mirino Sanità, previdenza e scuola. L ‘Italia è da sempre sorvegliata speciale. Il suo debito pubblico è ritenuto insostenibile. Mai che qualcuno, specialmente nei piani alti o giornalistico abbia posto interrogativi o dubbi. Nessuno che si sia domandato del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro e della pervicacia delle applicazioni delle politiche monetarie e di deflazione salariale del piano Werner degli anni ’70 ma messe in campo con l’introduzione della moneta unica. Politiche che esprimono un idea in conflitto con quella della nostra Costituzione e con la tutela dei diritti fondamentali che questa prevede. Negli ultimi trent’anni le politiche monetarie e finanziarie sono state imposte da governi di ambedue gli schieramenti. Protagonisti assoluti in tal senso uomini o donne provenienti dal campo della sinistra o ex democristiani. Si sono uniti in nome della finanza e della deflazione salariale. Per contrastare il salario sociale globale e di classe. Vendendo il passato di questo paese. Hanno costruito un blocco sociale dove oltre a banchieri finanzieri, capitani d’azienda parte di una aristocrazia operaia e di lavoratori a scapito di tutti gli altri. Una democratura dove una parte di popolazione viene invitata alla convivialità e alla finta partecipazione democratica. Questo mondo dominato dalla finanza per cui i soldi si fanno tramite moneta e servizi ha di fatto privatizzato ogni angolo della vita umana La Sanità è una attività principale. L’Ospedale un luogo con una concezione taylorista. Appunto un’impresa per fare soldi attraverso una concezione aziendale. Una volta si andava tutti a lavorare nel proprio campo, oggi tutti si dirigono nello stesso punto per pagare la prestazione. Diverso certo se ci arrivi in Mercedes, piuttosto che con la Tipo oppure la R4. Le prestazioni daranno diverse. Come diversi sono i campi lavorativi da miriadi di precari a sempre meno professionisti sempre più anziani, sempre più richiamati a sempre più difficoltà. Ed è stato triste assistere alla distruzione della Università di Medicina, da decenni numero chiuso. E mai che ciò abbia rappresentato un momento di serio dibattito pubblico. Oppure che la famosa triplice ne abbia fatto un elemento centrale per un forte movimento di ritorno alla modernità. Solo chiacchiere per dire ci siamo seduti al tavolo delle trattative. Solo emergenze continue. Se solo si trasformassero in stabilizzazioni gli innumerevoli contratti precari di medici, infermieri , OS giovani che stanno al CUP e altri servizi e si internalizzassero gli appalti esterni, la situazione migliorerebbe. Occorre ritornare allo spirito della Riforma Sanitaria del 1978 che portò il nostro Paese ad essere all’avanguardia nelle cure mediche. Occorre migliorare servizi essenziali anche in questo angolo di Paese che è l’Appennino centrale. Un luogo certo difficile anche nelle difficoltà di raggiungere i nostri luoghi di vita storia e memoria. Un tempo si davano questi diritti tramite le tasse. Non mi si dica che mancano i soldi, o che c’è un problema di debito pubblico – tutte balle. Negli ultimi 40 anni la dicitura “Meno Stato più mercato” si è tradotta in “più Stato per il mercato”. In tutti questi anni le risorse pubbliche vengono dirottate a Confindustria e alle associazioni di categoria. Lo hanno fatto con decine di leggi di finanziamento regionali e nazionali. Un fiume di soldi. Nel frattempo hanno ridotto i rapporti sociali ad un modello neo-feudale. Rapidamente siamo tornati nell’Ottocento. In questo processo di impoverimento l’Italia è prima in Europa. Ci sono stati tempi in cui pur essendoci meno risorse Sanità e pubblica istruzione erano considerate non servizi ma beni primari. Con questo spirito bisogna imporre per la Sanità aquilana giuste risposte in termini di prestazioni e di occupazione.


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